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ARRIVERA’ IL TEMPO DELLE PESCHE.


Ne spolperò una e pulirò il nòcciolo, bucandolo in cima e in fondo , svuotandolo della polpa interna.
Potrò fare così ottimi fischi , soffiando gagliardamente da una parte.
Ne uscirà un trillo acuto.
Devo ricordarmi di espirare perchè aspirando si rischia di ingoiare, sibilando più a sud , in fase di espulsione.

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SIAMO TUTTI MARINAI DI NOI STESSI.


E’ una frase che adora un mio amico.
La utilizza per filosofeggiare sul viaggio della vita, in un mare che ci ritrova o mozzi o capitani.
E io chiudo gli occhi, rabbrividendo all’idea di essere un mezzo mozzo.

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IL CANGURO.


Ne ho comperato uno di seconda mano.
Non salta, probabilmente unico al mondo.

Però sussulta e con il naso riesce a fare il verso del coniglio.

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LE COLOMBINE DI SFOGLIA.


Mia moglie le sta sfornando, tentatrici e profumatissime.

Ne rubacchio furtivamente una,due,tre.
Lei mi sorprende e mi insegue con il Mattarellum .

Sono il Porcellum che ha insediato la teglia bipolare.

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CORSO DI KAMASUTRA.


Ieri sera l’insegnante ci ha illustrato un certo numero di posizioni.
“La vite di Archimede”, “La coda dello struzzo”, “La trafittura con lancia” e ” La gobba del cammello”.
Nel corso della prova pratica del “Martellamento”, la mia presenza si è rivelata fondamentale.
Serviva un chiodo piccino piccino, per spiegare che, in certe situazioni, resta poco da martellare.